Punto K Orienteering L'orienteering - Punto K Orienteering

L’orientamento (o orienteering da to orient, orientare in inglese) è una disciplina sportiva, nata più di un secolo fa nei paesi scandinavi.

L’orienteering, o sport dei boschi, consiste nell’effettuare un percorso predefinito caratterizzato da punti di controllo chiamati “lanterne” (paletto con punzone) e con l’aiuto esclusivo di una bussola e di una cartina topografica molto dettagliata a scala ridotta (da 1:4.000 a 1:15.000) che contiene particolari del luogo da percorrere. Luogo di svolgimento sono i boschi, ma possono essere utilizzati gli ambienti naturali in generale (alle volte si gareggia nei centri storici delle grandi città). Un percorso standard consiste nella partenza, punti di controllo indicati tramite cerchi (centrati nell’oggetto da trovare) uniti tra loro da linee immaginarie (ogni atleta si fa il percorso da sé) e caratterizzati da numeri che indicano l’ordine di percorrenza, un punto d’arrivo.

Una lanterna posta al suolo segnala il posto da visitare. Tutte le lanterne sono numerate, per la verifica dell’esattezza del punto da trovare. I concorrenti hanno una descrizione della lanterna (vedi immagine) con scritto: la categoria del concorrente, la lunghezza percorso (in linea d’aria), il dislivello, il codice di riconoscimento e la posizione (a nord/sud del sasso).

Per marcare il testimone viene utilizzata una punzonatrice, recentemente sostituita, nelle gare più importanti, da un più moderno e comodo chip, chiamato SPORTident o SI-Card, che va fatto registrare ad ogni lanterna e, i dati, vanno scaricati all’arrivo. Nei paesi nordici ed in particolare in Finlandia è ancora molto usato l’Emit. L’informatica infatti ha toccato anche le gare di orientamento. Queste vengono organizzate da società a carattere amatoriale e con il contributo di sponsor non invasivi (enti locali, scuole, associazioni nel territorio, ecc.). L’organizzazione ora viene facilitata da strumenti informatici di ampia diffusione: computer portatile con software specifico per la corsa di orientamento, lettore al traguardo e stampante. L’utilizzo di Internetconsente inoltre agli appassionati di far circolare con efficacia tutte le informazione del settore, senza dover dipendere dai circuiti mediatici degli sport con movimenti di capitali ben maggiori. In Italia questo sport è arrivato con un certo ritardo rispetto ad altri Paesi, ma esiste dal 1982 la F.I.S.O. (Federazione Italiana Sport Orientamento), che organizza le gare sul territorio nazionale, esistono federazioni importanti in particolare nelle vicine Austria e Svizzera. A Venezia, la seconda domenica di novembre di ogni anno, viene organizzata una corsa di orientamento urbano tra le più appassionanti del mondo.[3]

 

Vi sono diversi metodi per lo svolgimento del percorso:

  • partenze scaglionate, formula classica dove gli atleti partono a qualche minuto l’uno dall’altro.
  • staffette, gara in cui i secondi frazionisti partono solo quando arriva il primo frazionista, nella classifica si somma il tempo.
  • gare a tempo, gare in cui i concorrenti hanno un tempo massimo per trovare più punti di controllo possibili.
  • sequenza libera, gara in cui l’ordine del ritrovamento delle lanterne non è importante, i concorrenti sceglieranno la sequenza che ritengono più breve.

La scelta del percorso e l’abilità di destreggiarsi all’interno di un bosco sono le peculiarità dell’orienteering.

 

Nell’orienteering si riconoscono diverse discipline:

A cui si aggiungono delle specialità più curiose:

  • Canoe-O – Orientamento in canoa praticato negli Stati Uniti presso i delta dei fiumi[1].
  • Horse-O – Orientamento a cavallo praticato più raramente[2].

 

La corsa orientamento (CO)

Come detto in precedenza, una corsa di orientamento si può svolgere in vari ambienti: in zone campestri, tra i boschi, in ambiente montano, ma anche in un centro abitato, tipicamente in un centro storico.

Una gara richiede che i contendenti percorrano nel più breve tempo possibile un percorso che li vede individuare e raggiungere un certo numero (tipicamente da 6 a 20) di punti sul terreno di gara nei quali sono state collocate le cosiddette lanterne, fino ad arrivare al traguardo finale. Lo spirito della gara chiede ai concorrenti sia la velocità di spostamento verso la successiva lanterna, sia la capacità di orientarsi in zone di non facile lettura; per riuscire bene sono quindi necessarie sia doti atletiche di velocità e di tenuta, sia capacità di interpretazione della mappa a disposizione e degli ambienti nei quali ci si viene a trovare, sia padronanza psicologica delle situazioni. Per la varietà delle prestazioni richieste e delle relative preparazioni e per lo stimolo alla comprensione degli ambienti nei quali il partecipante viene immerso, la corsa e gli altri sport di orientamento vengono considerati altamente educativi[8].

Un orientista punzona una lanterna con lo SPORTident

In una gara i concorrenti partono ad intervalli regolari, ad esempio distanziati di due minuti (infatti è una gara a cronometro, chi arriva per primo evidentemente è partito prima, la classifica non è ufficiale fino a quando tutti i concorrenti sono arrivati), ricevono una carta da orientamento della zona della gara creata appositamente e contenente indicazioni codificate con una simbologia specifica e, dopo una prima consultazione dell’ambiente e della carta (e di una bussola), si avviano verso la prima lanterna. In genere le lanterne sono collocate in modo da non essere facilmente visibili da lontano e, dopo aver individuata la zona suggerita dalla mappa nella quale la lanterna si deve trovare, il concorrente si trova a superare la difficoltà della effettiva scoperta dellalanterna. Nel corso della gara, che dura dalla mezz’ora alle due ore a seconda dei percorsi e delle prestazioni, il concorrente deve saper dosare le proprie forze, deve mantenere una visione sufficientemente chiara dell’intero territorio di gara e non si deve lasciar andare alla improvvisazione e allo scoraggiamento.

La corsa di orientamento richiede un’attrezzatura poco costosa, ma da curare con attenzione in relazione al terreno di gara e al clima: una tuta che permetta di muoversi agilmente e di traspirare, scarpe adatte al percorso, ghette robuste nel caso di percorso campestre o boschivo, bussola, occhiali adatti al movimento e alla lettura ecc.

In Italia

In Italia l’orientamento vide un primo sostegno dai gruppi sportivi militari che, negli anni ’50, cartografano la zona di Monticolo (in provincia di Bolzano BZ, sono famosi i Laghi di Monticolo) e vi disputano il “Trofeo Buffa”. La prima vera competizione di corsa orientamento si svolse il 6 dicembre 1967 nel Lazio, la gara voluta dalla Società sportiva ENEA Casaccia fu organizzata da Sergio Grifoni. In seguito nasce il Comitato Trentino di Orientamento (CTO). Istituito il 26 ottobre 1975, come primo atto ufficiale, ospita una riunione della Commissione Promozione e Propaganda dell’IOF a Trento dal 13 al 15 novembre 1975. Nel 1976 la cartina militare di Ronzone diventa una vera carta da orientamento e in questo impianto cartografico si disputano i primi campionati italiani[6]. Nel 1986 nasce la FISO, Federazione Italiana Sport Orientamento, anche per merito di Vladimír Pácl, e da questa data anche l’orienteering italiano viene conosciuto e si organizzano competizioni internazionali come aCastelrotto nel 1993[7]. L’orienteering è ormai praticato in tutte le regioni. Exploit nella Regione Siciliana con oltre 1000 tesserati che registra grandi numeri di partecipanti (da 600 a 850 iscritti) nelle gare del 14º Campionato Scolastico Regionale, unico nel suo genere. In pratica i giovani gareggiano nei più bei centri storici della Sicilia (Taormina, Cefalù, Ragusa Ibla, Siracusa Ortigia, Enna) e all’interno dei Parchi Etna, Madonie e Nebrodi, scoprendo un modo nuovo di fare turismo, abbinato ad una sana attività sportiva.