Due giorni di gara a Veglia

16/03/2015

Non paghi del weekend di gare a Lipica, i due “puntokappi” Diego e Camilla (la voce narrante) anche questo weekend non hanno saputo resistere al richiamo del bosco e delle lanterne e sono partiti alla volta di Veglia (Krk) in una trasferta mista con i due atleti semipersi Alessandro Giacchetto e Nicolo’ Liva.

Per chi non c’era, ecco un breve riassunto di com’è andata.

Stage 1 – Voz

La prossima volta che decidete di andare in vacanza a Veglia, proprio mentre attraversate il ponte, date un’occhiata alla vostra sinistra: dal mare si erge una incredibilmente alta, incredibilmente ripida, incredibilmente sassosa, collega da una sottile lingua di terra alla madre isola. Ecco a voi la località di Voz, dove abbiamo corso la prima tappa di questa due giorni decisamente intensa che è stata la Liburnija Orienteering Meeting (LOM per gli amici), edizione 2015.

Considerando che nel comunicato gara avevano caldamente consigliato l’uso dei guanti (e io che pensavo di fare uno sport che si chiama “corsa orientamento”…cosa c’entreranno poi le mani?!) siamo già pronti al peggio: io mi preparo mentalmente a camminare tutta la gara pur di preservare integre le mie articolazioni e prego di non perdermi così da rendere la gara rapida e indolore.

Sulla mia descrizione punti segnano 4,5km con 150m di dislivello e 19 punti: praticamente tutti e 19 sono segnati su un oggetto sassoso – sasso isolato, sasso tra i sassi, cumulo di sassi, cucuzzolo di sassi, base di scarpata. Ottimo, così non serve nemmeno sforzarsi di interpretare correttamente la cosa: se sei in dubbio, tranquilla che è un sasso.

Partenza sull’altipiano nella parte alta alla penisola, tutto di un colore uniformemente giallo polveroso in cui le lanterne di stagliano come oasi in un deserto: dall’esterno sembra una cavolata (appena prendo in mano la cartina capisco che vedo il mio primo punto già dal punto K) ma già dalla zona di partenza vediamo un discreto numero di concorrenti che vagano in evidente stato confusionale da lanterna a lanterna, alla ricerca del proprio codice.

Quando tocca a me, passo la prima metà gara cercando di capire a cosa potevano servire i guanti e la seconda metà a rimpiangere di non averli avuti. I primi 8 punti sono quasi in piano, visibilità e panorama spettacolare, in una zona in cui si alternano prati e pavimentazione rocciosa irregolare ma tutto sommato vivibile. Alla 9 mi tocca il tratto lungo (ecco dov’era il dislivello!), no sentieri, zero esseri umani, qualche capra, sono tra le ultime a partire e so di avere poche probabilità di incontrare qualcuno sulla strada. Non ho altra scelta che buttarmi dritto per dritto sperando che la ridiscesa verso il mare non sia troppo ripida: è molto ripida e mi farebbe titubare, ma sotto di me vedo due minuscole formichine rosse e blu che si dirigono al mio stesso punto e questo mi da’ la forza di superare senza uccidermi le rocce sagomate dal vento a forma di canini di giaguaro, e gli immancabili rovi che ci crescono in mezzo.

Dalla 9 ecco l’altra metà del dislivello: praticamente si tratta di fare 70 metri di dislivello tutto scalini affilati e rovi, ma in qualche modo intravedo la fine. E invece la parte successiva è la peggiore: pendenze estreme, gente che a ogni passo ulula nel bosco in preda a dolori articolari e trenini variopinti di gente alla ricerca della 47. Arrivo al punto spettacolo dopo una serie di lanterne molto incerta, fisicamente a terra e mentalmente così in confusione che prima mi lancio in un albero di rovi che mi si conficca ovunque e poi non vedo una lanterna esattamente 4 metri davanti da me. Arrivo alla 100 in stato game-over e sono talmente contenta di essere alla fine che mi fermo direttamente lì: guadagno una splendida foto in posa e meno male che gli altri due con me hanno continuato a correre verso il finish…altrimenti chissà per quanto tempo sarei rimasta lì a 20 metri dall’arrivo!

Stage 2 – Prniba

Secondo giorno, gara long.

I croati del OK Ris Delnice che organizzano la gara sono tosti e per gli uomini non prevedono categorie intermedie tra i 10 e passa km dell’M21E ed i 3,3km dell’OPEN L, quindi il nostro portabandiera Diego si iscrive saggiamente in quest’ultima categoria e conclude la sua gara in scioltezza in meno di un’ora, andando a chiudere con un onestissimo 6° posto in classifica generale sui due giorni. Io invece tento la W21E per una questione di principio, con l’obiettivo di stare dentro le 2h per fare i miei 7km, ma presa dal dubbio in partenza chiedo se c’è un tempo limite (risposta: 3 ore). Parto per ultima della mia categoria e ho il terrore che mi portino via le lanterne da sotto il naso mentre sono ancora in gara. Alla fine chiudo in 1h 59min e 58s, quindi con 2 secondi di margine sul mio obiettivo e sono soddisfatta.

Il terreno anche in questa seconda tappa è proibitivo: se sulla descrizione punti sono segnati 40m di dislivello, in pratica si tratta di scavalcare in continuazione le decine e decine di muraglioni (più che muretti) alti anche più di 2 metri che sono presenti su tutta la carta e formano una sorta di griglia che limita estremamente visibilità quando si è nelle zone centrali, coltivate a ulivi nei casi più fortunati ma spesso con vegetazione folta difficile da attraversare, rovi molto tenaci e base sassosa spacca-caviglie.

Conclusione

Per fortuna il meteo è stato clemente, e anche la compagnia ottima. Torniamo a casa tutti interi, e questo sembra già un bel risultato visto i terreni impervi che abbiamo attraversato. D’altronde il comunicato gara c’aveva già avvisato…orientista avvisato mezzo salvato!

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Per la gallery fotografica completa dei due giorni, per le classifiche e per godere del panorama di Voz potete visitare la pagina Facebook ufficiale della gara:

https://www.facebook.com/LiburnijaOrienteeringMeeting?fref=photo

 C.S.

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